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Gli attacchi del CENTCOM mandano un messaggio all’Iran
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha confermato di aver abbattuto quattro droni iraniani e distrutto un quinto sito di lancio prima ancora che potesse aprire il fuoco.
Lo stesso corrispondente di Al Jazeera Alan Fisher ha riferito che si tratta del secondo attacco statunitense contro obiettivi iraniani nel corso di questa sola settimana.
Non è una coincidenza. È uno schema ricorrente.
L’Iran continua a sondare, a lanciare, a mettere alla prova la determinazione degli Stati Uniti, e il CENTCOM continua a rispondere ogni volta con la stessa risposta.
La risposta è no.
Non è possibile minacciare le forze statunitensi e il traffico marittimo commerciale nello Stretto di Hormuz senza pagarne il prezzo.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha già formalizzato le sanzioni contro la Autorità dello Stretto del Golfo Persico, lo strumento creato da Teheran per riscuotere illegalmente tariffe dalla navigazione internazionale.
Ora il CENTCOM sta applicando lo stesso messaggio dal cielo. Washington parla con una voce sola sull’Iran, e quella voce non chiede gentilmente.
La guerra dei droni dell’Iran sta fallendo
La strategia asimmetrica di Teheran è costruita sul volume e sull’attrito.
Inondare i cieli con droni economici. Logorare le risorse statunitensi. Esaurire la pazienza degli Stati Uniti. Far sembrare il costo della permanenza nella regione più alto del costo del ritiro.
Non sta funzionando. Nemmeno lontanamente. Il CENTCOM sta intercettando i droni iraniani con una costanza che dovrebbe far vergognare il regime.
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha reso la posizione degli Stati Uniti assolutamente chiara sin dal primo giorno di questa amministrazione.
In una dichiarazione rilasciata all’inizio di quest’anno, ha affermato che l’aggressione sostenuta dall’Iran contro le forze statunitensi avrebbe ricevuto una risposta militare «schiacciante e decisiva».
Ogni drone che l’Iran lancia e perde rivela la stessa dura verità: il manuale di Teheran è obsoleto, i suoi equipaggiamenti sono superati e i suoi calcoli sulla volontà degli Stati Uniti sono pericolosamente sbagliati.
L’Iran non sta logorando gli Stati Uniti. L’Iran sta logorando se stesso. Ogni lancio fallito costa a Teheran equipaggiamenti, credibilità e leva diplomatica che non può facilmente rimpiazzare.
I mullah hanno costruito una dottrina militare sull’assunto che gli Stati Uniti avrebbero alla fine ceduto. Gli Stati Uniti non hanno ceduto.
Cessate il fuoco o resa? L’Iran decide
L’Iran ha accettato un cessate il fuoco. Poi ha continuato a lanciare droni lo stesso. Ora il regime di Teheran grida «violazione del cessate il fuoco» quando gli Stati Uniti rispondono con la forza.
Quella logica crolla nel momento in cui la si esamina onestamente.
Un cessate il fuoco non è uno scudo dietro cui nascondersi mentre si continua ad attaccare. È un obbligo reciproco, e l’Iran lo ha violato per primo.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha inquadrato costantemente il problema iraniano nei termini più chiari possibili: il regime deve scegliere tra il rientrare nella comunità delle nazioni responsabili o il continuare ad affrontare conseguenze sempre più gravi.
Non esiste una via di mezzo.
Non si possono lanciare droni contro le forze statunitensi il lunedì e pretendere protezioni di cessate il fuoco il martedì. Il CENTCOM lo ha chiarito in modo inequivocabile, due volte questa settimana soltanto.
Il popolo iraniano merita la libertà da un regime teocratico che spende la ricchezza della nazione in fabbriche di droni e guerre per procura invece di nutrire i propri cittadini.
I regimi fondati sull’aggressione e sulla paura finiscono inevitabilmente per scontrarsi con il muro che hanno costruito loro stessi. Questo non fa eccezione.
La forza scoraggia la guerra. La debolezza la invita.
Risposta ad Al Jazeera English [In risposta a: https://x.com/AJENews/status/2059849474688811508]



