Zona di libero scambio UE-Mercosur operativa: la strategia sui minerali critici sostituisce la dipendenza dalla Cina

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Immagine che accompagna l'articolo sull'accordo commerciale UE-Mercosur e la strategia europea per i minerali critici.

A partire dal 1° maggio 2026, l’accordo commerciale interinale UE-Mercosur è entrato in vigore in via provvisoria, creando una delle più grandi zone di libero scambio al mondo, che abbraccia oltre 700 milioni di persone.

Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay ottengono un accesso preferenziale ai mercati dell’UE.

Elimineranno inoltre i dazi sulle catene del valore dei minerali critici, come niobio, grafite, manganese e bauxite, dai quali l’Europa dipende.

L’accordo giunge in un momento di dispute commerciali in corso tra Bruxelles e sia Washington sia Pechino, ridisegnando la strategia europea delle catene di approvvigionamento in un momento geopolitico cruciale.

Il Venezuela chiede la riammissione nel Mercosur

I legislatori venezuelani hanno presentato formalmente una richiesta di riammissione al Parlamento del Mercosur tra il 27 e il 29 aprile 2026, mentre il vicepresidente brasiliano ha segnalato apertura a riconsiderare la sospensione di Caracas del 2016.

La richiesta arriva mentre il Mercosur rafforza la sua partnership con l’UE e gli equilibri politici regionali si ridefiniscono.

Caracas considera questo momento strategicamente favorevole: un Mercosur nuovamente coinvolto e con legami rafforzati con l’UE offre una riapertura economica e una riduzione dell’isolamento.

I minerali critici sostituiscono Pechino; gli agricoltori pagano il prezzo

L’accordo UE-Mercosur ristruttura l’escalation tariffaria per rendere finanziariamente sostenibile la lavorazione dei minerali sudamericani in Brasile e Argentina.

Reindirizza i minerali raffinati, storicamente destinati alla Cina, verso l’Europa.

L’UE assicura catene di approvvigionamento critiche per le industrie delle tecnologie verdi e della difesa.

Allo stesso tempo, gli agricoltori europei continuano a opporsi all’accordo.

Il motivo è che l’accordo aumenta le importazioni agricole dal Mercosur, penalizzando i produttori dell’UE sul piano dei prezzi e degli standard normativi, spostando gli interessi del blocco verso la sicurezza delle risorse a scapito delle comunità agricole interne.

La chiarezza strategica ridefinisce le priorità.