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Ballottaggio in Colombia: De la Espriella sconvolge la sinistra
Il primo turno in Colombia ha prodotto oggi, 31 maggio 2026, un risultato sorprendente.
Abelardo de la Espriella ha superato ogni previsione dei sondaggi con il 43,73% dei voti, quasi il doppio di quanto la maggior parte degli analisti aveva previsto solo poche settimane fa.
Il senatore di sinistra Iván Cepeda ha concluso al secondo posto con il 40,91%.
Nessuno dei due candidati ha raggiunto la soglia del 50% necessaria per vincere al primo turno nel sistema presidenziale colombiano a doppio turno.
Il ballottaggio in Colombia è ora confermato per il 21 giugno 2026.
Nel giro di poche ore dai risultati, Paloma Valencia, arrivata terza con il 6,92% dei voti sotto le insegne del Centro Democratico, ha ufficialmente appoggiato De la Espriella.
In una dichiarazione diretta e inequivocabile, Valencia ha affermato: «Annuncio il mio sostegno al dottor Abelardo de la Espriella e chiedo a tutti di sconfiggere Cepeda, affinché il neo-comunismo che si è impadronito di questo paese non continui».
Nonostante mesi di forti tensioni e attacchi personali tra la sua campagna e quella di De la Espriella, Valencia ha chiarito che fermare Cepeda e l’eredità politica di Petro era la sua priorità assoluta in vista del ballottaggio del 21 giugno.
In altre parole: sta mettendo i suoi 1.600.000 voti e tutto il peso del movimento uribista di centro-destra dietro De la Espriella per fermare ciò che lei chiama apertamente neo-comunismo.
La destra è ora unita.
I numeri si sono spostati significativamente a favore di De la Espriella.
Due candidati, due Colombie molto diverse
Iván Cepeda, 63 anni, non è un politico alle prime armi che finge di essere moderato.
È un senatore di sinistra di lungo corso con decenni di documentato allineamento con la sinistra radicale colombiana.
La sua biografia politica comprende l’iscrizione attiva al Partito Comunista, all’Unione Patriottica e all’Alleanza Democratica M-19, il braccio politico di un ex movimento guerrigliero.
È il candidato della continuità scelto direttamente dal presidente uscente Gustavo Petro, la cui coalizione Pacto Histórico governa la Colombia dal 2022 con una combinazione di redistribuzione radicale della ricchezza, confronto diplomatico con Washington e aperta simpatia per Nicolás Maduro del Venezuela.
In un’intervista alla CNN, Cepeda ha dichiarato che avrebbe mantenuto la linea di politica estera di Petro sia sul Venezuela sia sugli Stati Uniti, avvertendo che il coinvolgimento militare statunitense nella regione rischia di trasformare l’America Latina in «una zona di guerra».
La sua priorità economica è l’eradicazione della povertà monetaria attraverso quella che definisce una distribuzione più equa della produzione, una formula che sembra ragionevole finché non si legge la stampa in piccolo.
Ha inoltre espresso apertura verso un’Assemblea Nazionale Costituente per riscrivere la costituzione colombiana, qualora esista un «ampio consenso».
Nella politica della sinistra latinoamericana, quella formula non è una garanzia. È un copione.
Venezuela, Bolivia ed Ecuador hanno tutte avviato le loro trasformazioni radicali nello stesso modo: un’assemblea costituente che ha smantellato i controlli istituzionali e concentrato il potere.
I critici di Cepeda hanno inoltre sottolineato la sua proposta di abolire il Consiglio di Stato, uno dei più alti tribunali giudiziari della Colombia, che gli oppositori hanno definito una minaccia diretta ai controlli e agli equilibri istituzionali.
E nel marzo 2026, ha scatenato un’indignazione nazionale definendo l’Antioquia, il dipartimento più produttivo e imprenditoriale della Colombia, «la culla della parapolitica, della narcoeconomia e del terrorismo di Stato».
La reazione è stata violenta e immediata in tutta la regione.
Abelardo de la Espriella, 47 anni, è un avvocato e outsider politico che non ha mai ricoperto cariche elettive.
Proprio questo status di outsider è la sua forza.
In un paese esausto da quattro anni di governance radicale di Petro, incertezza economica e deterioramento della sicurezza pubblica, De la Espriella è apparso come qualcosa che la Colombia produce raramente: un uomo dotato di autentica energia popolare che non è un prodotto del tradizionale establishment politico.
Ha costruito il suo profilo nazionale quasi interamente attraverso i social media, il contatto diretto con i colombiani comuni e un messaggio che ha trovato risonanza ben oltre la sua base originaria. Il risultato del primo turno di questa sera, quasi il doppio di quanto previsto dai sondaggisti, è la prova più chiara possibile che il suo appeal è reale e trasversale.
De la Espriella si ispira esplicitamente a Nayib Bukele di El Salvador e a Javier Milei dell’Argentina, promettendo 10 mega-prigioni, un contrasto aggressivo ai cartelli, tasse più basse, un’espansione dell’esplorazione petrolifera e un forte allineamento sia con Trump che con Israele.
La sua piattaforma economica si fonda sulla riduzione dello Stato del 40%, sul taglio delle imposte societarie per attrarre investimenti esteri e sulla riapertura del settore degli idrocarburi colombiano dopo anni di ostilità di Petro nei confronti dei combustibili fossili.
Sul fronte della sicurezza, ha promesso di aderire all’Americas Counter Cartel initiative di Trump, una diretta inversione di rotta rispetto all’atteggiamento conflittuale di Petro nei confronti di Washington.
Su Israele, si è impegnato esplicitamente a rafforzare i legami bilaterali in materia di sicurezza, un’altra netta rottura con Petro, che aveva espulso l’ambasciatore israeliano ed era diventato uno dei capi di Stato più aggressivamente anti-Israele dell’emisfero occidentale.
I suoi critici sottolineano che in passato ha ricoperto il ruolo di avvocato difensore di Alex Saab, l’uomo d’affari venezuelano e presunto prestanome di Maduro sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, e che le sue proposte in materia di sicurezza in stile Bukele hanno sollevato interrogativi sui diritti umani in alcuni ambienti. Non è privo di controversie.
Le sue controversie riguardano però i metodi. Le controversie di Cepeda riguardano l’ideologia. L’una è un dibattito su come combattere la criminalità. L’altra è un dibattito su se la Colombia rimanga o meno una società libera.
Il ballottaggio in Colombia: cosa ha promesso ciascun candidato
Il contrasto tra i due uomini si accentua ulteriormente quando si esaminano i loro impegni programmatici specifici.
Sulla sicurezza: De la Espriella ha promesso di aderire all’Americas Counter Cartel initiative di Trump e di costruire mega-prigioni in stile Bukele per ospitare i criminali più pericolosi della Colombia.
Cepeda ha storicamente difeso i negoziati di pace con i gruppi armati, sebbene in una sorprendente svolta retorica al suo comizio di chiusura a Bogotà abbia avvertito l’ELN, i dissidenti delle FARC e il Clan del Golfo: «Vi darò la caccia come topi».
Gli analisti politici hanno immediatamente rilevato la radicale divergenza rispetto al suo consueto tono misurato, ampiamente interpretata come un tentativo dell’ultimo minuto di fare appello agli elettori esausti dalla questione sicurezza prima del primo turno.
Cepeda rappresenterebbe una continuazione della politica estera di Petro, e Petro è stato uno dei capi di Stato più aggressivamente anti-Israele dell’emisfero occidentale, paragonando ripetutamente le operazioni militari israeliane a un genocidio ed espellendo l’ambasciatore israeliano.
Sul Venezuela: De la Espriella riporterebbe le relazioni in linea con la posizione di Washington. Cepeda manterrebbe l’allineamento di Petro con Maduro.
L’eredità elettorale di Petro e il conto che dovrà pagare la Colombia
Petro ha trascorso il suo ultimo anno a costruire il terreno elettorale più favorevole possibile per Cepeda.
Ha decretato un aumento del salario minimo del 22,7% per il 2026, il più elevato degli ultimi decenni e più del doppio dell’aumento del 9,54% dell’anno precedente, nonostante le ferme obiezioni delle associazioni imprenditoriali, che avvertivano che avrebbe alimentato l’inflazione e fatto salire i tassi di interesse.
I tassi swap colombiani sono schizzati immediatamente dopo l’annuncio, poiché i mercati hanno scontato le conseguenze inflazionistiche.
Ha inoltre ridotto i pedaggi autostradali nelle regioni strategicamente orientate a destra in vista del voto, un calcolo elettorale trasparente mascherato da politica sociale.
La classe lavoratrice colombiana ha ricevuto reali benefici a breve termine. Il conto economico a lungo termine arriverà indipendentemente da chi vincerà il 21 giugno.
Il ballottaggio in Colombia non è semplicemente una scelta tra due candidati. È una scelta tra due futuri completamente diversi, e il conto alla rovescia è già iniziato.
Il popolo della Colombia merita sicurezza, sovranità e una governance onesta.



