Categoria Energia e risorse

Stretto di Hormuz giorno 88: motoscafi distrutti, i colloqui continuano in Qatar

Gli Stati Uniti hanno distrutto motoscafi dei Pasdaran nello Stretto di Hormuz lunedì sera, eppure il principale negoziatore iraniano è rimasto in Qatar per i colloqui di pace martedì mattina. Giorno 88 della guerra tra Stati Uniti e Iran. Il petrolio sopra i 105 dollari. Trump afferma che un accordo è a giorni di distanza. La pace attraverso la forza sta funzionando, ma l’accordo reggerà?

Attacchi statunitensi all’Iran: Trump persegue la pace mentre Teheran posa mine nello Stretto

Attacchi statunitensi all’Iran nel Memorial Day 2026: il CENTCOM ha confermato attacchi in autodifesa contro siti missilistici e imbarcazioni posamine nei pressi di Bandar Abbas. Mentre Trump affermava che i colloqui di pace «procedevano bene», l’Iran posava mine. Teheran negozia a parole e provoca con le armi. Questo non è un cessate il fuoco.

Stretto di Hormuz: Francia e Stati Uniti al Consiglio di sicurezza dell’ONU

Lo Stretto di Hormuz è praticamente chiuso e l’Occidente non riesce a trovare un accordo su come rispondere. Francia e Stati Uniti stanno promuovendo risoluzioni ONU concorrenti: una chiede all’Iran di fermarsi, l’altra non nomina nemmeno Teheran. Nel frattempo Cina e Russia tengono i loro veti pronti. Il petrolio è a 105 dollari e continua a salire.

Terre rare al G7 di Parigi: costruire una catena di approvvigionamento senza la Cina prima che sia troppo tardi

Le terre rare al G7 al centro della scena a Parigi, maggio 2026, mentre i ministri delle finanze hanno avvertito del controllo cinese al 90% sulla lavorazione globale. Con lo Stretto di Hormuz praticamente chiuso e il petrolio sopra i 103 dollari, l’Occidente sta finalmente trattando la dipendenza dai minerali come l’emergenza di sicurezza nazionale che è sempre stata.

L’America Latina emerge come nuova potenza energetica tra le perturbazioni petrolifere globali

L’America Latina sta emergendo come la nuova potenza energetica mondiale. Brasile e Guyana stanno espandendo rapidamente la produzione petrolifera mentre gli acquirenti cercano fonti atlantiche stabili. L’analista petrolifero Matt Smith di Kpler ha osservato «una sfilata costante di petroliere in entrata e in uscita». Ciò è in linea con la spinta pro-energia di Trump e rafforza l’indipendenza energetica America First.

La masterclass energetica di Trump: come la crisi di Hormuz ha reso gli Stati Uniti il distributore di benzina del mondo

La strategia energetica di Trump sta ridisegnando il mondo. 121 petroliere vuote, 68 delle quali superpetroliere con una capacità di 2 milioni di barili ciascuna, si dirigono verso la costa del Golfo degli Stati Uniti. L’Iran ha perturbato lo stretto di Hormuz. Il mondo si è rivolto agli Stati Uniti. La masterclass energetica di Trump era il piano fin dall’inizio.

Image accompanying the article on President Trump signing the permit for the Bridger Pipeline, a new Canada-US oil route.

Trump firma il permesso per il Bridger Pipeline per una nuova rotta petrolifera Canada-Stati Uniti

Trump ha appena autorizzato un altro importante oleodotto transfrontaliero, definendolo «un accordo enorme in termini di dominanza energetica a lungo termine e sicurezza energetica». Mentre la politica dell’era Biden trattava i oleodotti come un crimine morale, Trump li sta ripristinando come infrastrutture strategiche, ricostruendo la spina dorsale fisica della forza energetica nordamericana.

Image accompanying the article on Belgium reversing its nuclear phase-out and taking control of its seven reactors, proving Trump right on energy.

Belgium First: l’inversione nucleare dimostra perché Trump aveva ragione sull’energia

Il Belgio sta riaprendo la porta al nucleare e si muove per assicurarsi il controllo su tutti e sette i reattori, segnando non solo un cambiamento energetico ma una correzione di sovranità. Mentre il tedesco Merz ammette che l’abbandono del nucleare è stato un errore strategico, il Belgio dimostra che le avvertenze di Trump erano giuste: l’energia affidabile batte il dogma verde ogni volta.

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Il danno permanente al petrolio causato dal blocco di Hormuz di cui nessuno parla

Il blocco di Hormuz minaccia qualcosa di più di uno shock petrolifero temporaneo. Con l’interruzione dell’iniezione di gas nei pozzi del Golfo ormai invecchiati, acqua, cera e asfalteni possono danneggiare permanentemente la produzione. Gli attacchi a South Pars e Ras Laffan approfondiscono i timori di una perdita di capacità, di costi più elevati del GNL e di anni di prezzi energetici elevati. I mercati potrebbero trovarsi di fronte a un lungo e costoso riallineamento dell’offerta.

Image accompanying the article on Trump rejecting Iran’s offer to reopen the Strait of Hormuz as Brent crude tops 119 dollars a barrel.

Trump respinge l’offerta dell’Iran su Hormuz mentre il greggio Brent tocca i 119 dollari

Il greggio Brent ha superato i 119,50 dollari al barile mentre il blocco dello Stretto di Hormuz entra nel suo secondo mese, con Trump che respinge l’offerta dell’Iran di riaprire le acque come una tattica dilatatoria. I dati di Kpler mostrano che Teheran ha appena 12-22 giorni prima che le chiusure forzate dei pozzi causino danni permanenti alle infrastrutture. La pressione sta aumentando rapidamente.

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Gli EAU abbandonano l’OPEC: cosa significa per i prezzi del petrolio, la Russia e America First

L’OPEC ha appena subito un colpo devastante: gli Emirati Arabi Uniti, il suo terzo produttore per dimensioni, hanno abbandonato il cartello, scegliendo l’alleanza con gli Stati Uniti e Israele rispetto alla fedeltà al cartello, dopo settimane di attacchi missilistici iraniani. Gli EAU prevedono di aumentare la produzione fino a 5 milioni di barili al giorno, mettendo a rischio i finanziamenti bellici della Russia e i prezzi globali del petrolio.

Flames of gas flaring at an Iranian oil and gas complex with desert mountains in the background, illustrating the pressure on Iran’s oil network.

Massima pressione sul petrolio iraniano: il blocco di Trump senza un’altra guerra di terra

La strategia di pressione del presidente Trump mette i mullah iraniani con le spalle al muro, mentre la loro rete petrolifera rischia il collasso a causa delle pressioni e della cattiva gestione. Con solo pochi giorni prima che l’infrastruttura possa cedere, la potenza America First usa l’energia, i tempi e la paura della perdita per costringere il regime a ricalcolare le proprie posizioni senza inviare truppe in un’altra guerra senza fine all’estero.